Marzo 29, 2022

Benessere visivo: quanto e come incide una postura scorretta?

  • Vista e postura: due funzioni interconnesse.
  • Artrosi e scoliosi possono essere il risultato di problematiche oculari.
  • Ortoforia, deviazione exoforica ed esoforica: il cover test.
  • Punto di rottura e punto di recupero: il test del punto prossimo di convergenza.
  • Tre esercizi per migliorare la vista.

Postura scorretta e disturbi alla vista

Il benessere visivo passa anche attraverso posizioni ergonomiche, ma vale anche il contrario. Postura scorretta e disturbi alla vista sono due problematiche fortemente interconnesse. Addirittura, sarebbe più corretto parlare di un unico processo percettivo. Andando a lavorare sulla vista, quindi, si può ottenere un miglioramento della postura, e viceversa. Scopriamo insieme come fare. 

Meccanismi diversi di un unico processo

Come emerge da uno studio pubblicato su Résonances Européennes du Rachis, vista e postura sono due funzioni in stretta connessione. Esse, infatti, rappresentano due meccanismi all’interno di un unico processo percettivo e, pertanto, devono essere considerate come due aspetti inseparabili. Questa relazione è stata dimostrata nel 1974 da due studiosi britannici, David Lee e Eric Aronson, attraverso la moving room. Quest’ultima era una stanza in movimento, con un pavimento stabile e le pareti che si alternavano avanti e indietro. Durante il moto delle pareti, i bambini partecipanti all’esperimento verificavano una significativa perdita di equilibrio.
Ma non è solo la vista a influenzare la postura. Trattandosi di un sistema, il meccanismo è bidirezionale. Alterazioni posturali, infatti, possono determinare uno spostamento progressivo della testa. E, se il sistema nervoso non è in grado di compensare, può venire compromesso il benessere visivo.

Come una cattiva visione incide sulla postura 

Sempre secondo lo studio citato, una visione scorretta può essere responsabile di vere e proprie patologie posturali. Non è raro, per esempio, riscontrare nei casi clinici una rotazione del massiccio cefalico, con perdita di orizzontalità dell’asse bioculare. Questo meccanismo viene attuato dai pazienti in modo inconscio, nella ricerca di una messa a fuoco ottimale. Nel tempo, questa posizione della testa porta, però, a uno stato muscolo-tensivo anomalo, che può sfociare in disturbi vertebrali minori. È una situazione che può portare all’artrosi e, una volta rotto l'equilibrio rachideo, l’evoluzione può essere anche di tipo scoliotico.

Cover test

Per capire se alla base dei disturbi possa esserci un’alterazione del benessere visivo, si possono provare due semplici test.
Il primo esperimento è il cosiddetto cover test. Esso consiste nel coprire la visuale ad un occhio e chiedere al soggetto di fissare, con l'altro, una penna. Questa dev’essere posta a una distanza di circa 40 centimetri. Poi, in seconda battuta, a distanza di 5 centimetri. Dopo alcuni istanti di messa a fuoco, si scopre l’occhio, e si presentano tre scenari:

  • ortoforia. Si verifica se l’occhio non presenta movimenti importanti e rimane fisso, ed è la condizione ottimale;
  • deviazione exoforica. Si verifica quando l’occhio, una volta scoperto, presenta un movimento di ritorno verso il naso. Vuol dire che questo tende a deviare lateralmente;
  • deviazione esoforica. Si tratta un movimento di ritorno dell’occhio verso le tempie. Ciò vuol dire che, quando era coperto, era deviato verso il naso.

Per avere la conferma di un potenziale disturbo del benessere visivo, il test va ripetuto più volte.

Test del punto prossimo di convergenza

Il test del punto prossimo di convergenza è un'altra semplice prova per valutare il benessere visivo. Si esegue mettendo a fuoco una penna a una distanza di circa 40 centimetri. Lentamente, bisogna portarla verso la punta del naso, osservando il movimento degli occhi quando convergono verso la radice del naso. Durante l’avvicinamento, può succedere che un occhio vada a deviare lateralmente, non riuscendo a mantenere la visuale. Questo viene definito punto di rottura, e non deve mai essere superiore ai 7 centimetri. In ultima istanza, si riporta la penna verso il punto di partenza, valutando il punto di recupero. Questo non è altro che il punto in cui l'occhio recupera la visuale. Non deve essere più lontano di 3 centimetri dal punto di rottura.

Come migliorare la vista senza bisogno di occhiali

Non sempre servono gli occhiali per garantire il benessere visivo. Esistono alcuni esercizi di ginnastica oculare per migliorare la vista, che si possono svolgere in autonomia. Tra gli esercizi più indicativi ci sono:

  • fissare il proprio naso, e abbassare il mento il più possibile. Poi, sollevarlo mantenendo lo sguardo fisso, una volta verso il lato destro e una volta verso il sinistro;
  • mantenere ferma la testa e fissare diversi punti dello spazio. Bisogna osservare in varie direzioni e angolazioni, ripetendo l’esercizio varie volte;
  • aprire e chiudere velocemente le palpebre, per circa 20 secondi. Bisogna tenere poi gli occhi chiusi per alcuni secondi, serrandoli energicamente, e riaprirli tenendoli ben spalancati per qualche secondo.

Per risolvere le problematiche agli occhi, è sempre il caso di rivolgersi ad uno specialista. Sarà sua premura indicare un corretto percorso di esercizi, in base alle esigenze del paziente.

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