Giugno 29, 2022

Cefalea a grappolo: di cosa si tratta?

  • La cefalea a grappolo, seppur rara, è la più grave forma di mal di testa.
  • È detta “a grappolo” per gli attacchi ripetuti, alternati a periodi asintomatici.
  • Un dolore intenso spesso associato a lacrimazione e congestione nasale: i sintomi principali.
  • La cefalea a grappolo è ancora un disturbo dall’origine poco chiara.
  • La bontà dei trattamenti varia da persona a persona, per questo è necessario seguire un percorso personalizzato.

Quando il mal di testa non molla la presa

Facile da diagnosticare, difficile da sopportare. Per quanto la sua incidenza sia (fortunatamente) molto bassa rispetto agli altri tipi di mal di testa, la cefalea a grappolo rappresenta un vero e proprio tormento per chi ne soffre. La sua intensità è stata addirittura paragonata al dolore del parto. Con la differenza che questo dolore lancinante non si esaurisce nell’arco di poco tempo, ma tende a ripresentarsi più volte al giorno e per intere settimane, spesso per parecchi anni. Le crisi sono tali che, come si può intuire, la qualità di vita risulta notevolmente compromessa. Ma vediamo le caratteristiche di questo agguerrito nemico.

Grappoli di… dolore

La cefalea a grappolo, più frequente negli uomini a partire già dai 20 anni d’età, appartiene alla categoria delle cefalee primarie, quelle non causate da un’altra patologia. È così chiamata perché si presenta con attacchi ripetuti, riuniti a “grappolo” (o, in inglese, cluster). Essi, infatti, possono susseguirsi per lunghe settimane, con una frequenza che va da un episodio ogni due giorni fino a otto manifestazioni quotidiane. Tale fase, definita come periodo attivo, può essere seguita da una fase in cui il mal di testa scompare. È il cosiddetto periodo di remissione che può durare per mesi o anni. Se i sintomi scompaiono per almeno un mese, si parla di cefalea a grappolo episodica. Al contrario, se si ripresentano a meno di 30 giorni, si parla di cefalea a grappolo cronica.

Come si manifesta la cefalea a grappolo

Come anticipato, riconoscere questo tipo di mal di testa non è complesso. I sintomi della cefalea a grappolo, infatti, sono ben riconoscibili. Il dolore inizia improvvisamente ed è localizzato in un solo lato della testa, tipicamente attorno alla tempia o all’occhio. È così tagliente, bruciante e lancinante che chi ne soffre tende a mostrarsi irrequieto. Rimanere fermi diventa un’impresa quasi impossibile. Persino di notte risulta insostenibile rimanere coricati.

Gli attacchi possono durare pochi minuti come qualche ora e, in genere, si manifestano sempre negli stessi momenti della giornata, riattivandosi nei cambi di stagione.

Il dolore, però, non è l’unico sintomo. Sono comuni:

  • la lacrimazione dell’occhio;
  • la palpebra gonfia o abbassata;
  • il restringimento della pupilla;
  • la congestione nasale;
  • la sudorazione del volto;
  • l’arrossamento dell’orecchio.

Le cause e i fattori di rischio

Le cause della cefalea a grappolo sono ancora sconosciute. Tra le ipotesi più accreditate, tuttavia, vi sarebbe un malfunzionamento dell’ipotalamo. In tale area, infatti, è stata osservata una maggiore attività durante gli attacchi di questo tipo di mal di testa. La ragione potrebbe essere dettata da uno squilibrio del nostro orologio biologico interno che altera la regolazione del ritmo sonno-veglia.

Ciò premesso, vi sono dei fattori che concorrono a scatenare la cefalea a grappolo:

  • il fumo e l’alcol;
  • gli odori pungenti;
  • le temperature elevate;
  • l’attività fisica;
  • il jet lag;
  • un forte stress emotivo.

Si suppone che anche la predisposizione genetica svolga un ruolo importante in quanto, a volte, colpisce più membri della stessa famiglia.

Come alleviare il dolore

Sgombriamo subito il campo da dubbi. Non esiste una terapia per la cefalea a grappolo che possa dirsi risolutiva, ma è possibile alleviarne i sintomi. I principali trattamenti sono di tipo farmacologico e a base di ossigeno, inalato con l’utilizzo di una maschera facciale.

Rivolgersi a degli specialisti è il primo passo per formulare una diagnosi precisa e avviare il percorso di cura personalizzato più opportuno. Percorso che può anche aiutare a prevenire gli attacchi.

In tale contesto, può rivelarsi utile adottare un approccio di tipo manuale che vada a ridurre il livello di irritabilità e ipereccitabilità del sistema nervoso e a migliorare, così, la sintomatologia. Tra queste da ricordare la kinesiterapia manuale fasciale Barral, per il riequilibrio del sistema neurovegetativo e del micro-circolo locale e distrettuale.Un trattamento promettente, per esempio, guarda alla stimolazione del nervo vago, che attraversa il collo, mediante un apparecchio che, rilasciando dei lievi impulsi elettrici, è in grado di stimolarlo. Giungendo fino al cervello, tale scarica contribuisce a controllare il dolore.

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