Febbraio 21, 2024

Come respirare correttamente: il caso di Ferdinando Danese, trombonista professionista

Facciamo almeno 20mila respiri al giorno. Quasi non ce ne accorgiamo, tanto appare un gesto naturale e scontato. Eppure, come abbiamo già avuto modo di scrivere, prendersi cura del proprio respiro aiuta a mantenersi in salute, al pari dell’alimentazione, dell’attività fisica e della qualità del sonno.
Per alcune categorie di persone, respirare bene è una “questione professionale”. Del resto, ne va della performance. Un esempio sono i musicisti, in particolare coloro che suonano uno strumento a fiato. Per loro, tutto si gioca nella gestione della quantità d’aria nei polmoni e nella velocità di respiro. Lo sa bene Ferdinando Danese, trombonista di lunga carriera in prestigiose orchestre italiane e docente al Conservatorio di Verona. Complice un incidente stradale, ha dovuto imparare di nuovo come respirare correttamente. Il centro Lab of Move lo ha aiutato: vediamo come.

Dalla formazione ai teatri più celebri

«La passione per il trombone e per la musica classica è arrivata con il tempo, studiando – svela Danese –. All’inizio mi avvicinai controvoglia, per non fare dispiacere a mio padre. Avevo 11 anni quando entrai al Conservatorio di Bolzano e allora avrei preferito suonare la chitarra o la batteria e dedicarmi al jazz».
L’impegno e la costanza hanno prevalso. Il trombone a coulisse è diventato presto il suo strumento. «La mia carriera è iniziata nell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano, negli anni Ottanta. Ho avuto poi l’opportunità di suonare in tanti contesti eccellenti, come l’Arena di Verona e la Fenice di Venezia, per citarne un paio – continua il maestro –. Il filo conduttore è sempre stata la musica classica: dalla lirica alla sinfonica, passando per quella da camera. Tuttavia, non sono mancate incursioni nel jazz, ma solo per mio personale piacere».

Insegnare i benefici di una corretta respirazione

Negli anni Novanta è arrivata la cattedra di trombone, prima al Conservatorio di Vicenza e poi in quello di Verona. Una missione, questa, che non si riduce allo spiegare agli allievi la tecnica di suono o alla sola esecuzione di brani. Conta anche insegnare come respirare correttamente.
«Quando si fa una certa musica, la respirazione finisce per non essere un atto volontario perché si decide come dosarla – precisa Danese –. Se durante una corsa è normale che il ritmo aumenti, non lo è affatto se la frequenza cresce stando seduti. Il cervello lo percepisce e invia dei segnali “a difesa” dell’organismo che non sono facili da gestire. Per questo, ancor prima di mostrare come soffiare nel bocchino, insegniamo degli esercizi per allenare i muscoli della respirazione. Per esempio, eseguiamo delle serie di inspirazioni ed espirazioni a tempo, scandite dal metronomo, prestando attenzione anche alla postura».

LEGGI ANCHE: Come una corretta respirazione può aiutare il nostro benessere?

Ricominciare dopo l’incidente sui pedali

Può accadere, però, che tanto impegno per il proprio lavoro venga stravolto da un incidente e si debba reimparare addirittura come si respira correttamente. È quanto accaduto a Ferdinando. Tredici anni fa è finito contro una macchina parcheggiata durante una gara di ciclismo, l’altra sua passione. «Ho riportato svariate fratture e, soprattutto, uno pneumotorace al polmone destro e un emotorace a quello sinistro. Pensavo di non farcela e che non avrei mai più ripreso a suonare, tanto era grave la situazione. Quando ho cominciato la riabilitazione, non riuscivo a soffiare nella cannuccia e a fare le bolle nel bicchiere d’acqua – racconta il trombonista –. Ho dovuto dar fondo a tutta la mia esperienza per ripartire».
L’incontro con il Dr. Picotti si è rivelato decisivo. «Andai da lui per la riabilitazione motoria e muscolare, ma si preoccupò anche della mia respirazione e mi propose di provare lo Spirotiger. Feci poche sedute, ma percepii subito notevoli benefici».

Come respirare correttamente con lo Spirotiger

Lo Spirotiger è uno strumento efficace per allenare la muscolatura respiratoria senza affaticare il sistema cardiovascolare e quello locomotore. Al paziente viene chiesto di respirare all’interno di una sorta di tubo, collegato a una sacca e a una valvola automatizzata che regola i flussi di aria in entrata e in uscita.
Nella fattispecie, lo Spirotiger permette di compiere respiri profondi e veloci in sicurezza, senza incorrere nell’iperventilazione. Si realizza, infatti, la cosiddetta “iperpnea isocapnica” che mantiene il fisiologico rapporto tra ossigeno e anidride carbonica. Poiché il cervello è dotato solo di sensori per l’anidride carbonica, lo strumento sfrutta la possibilità di aumentare la frequenza respiratoria mantenendo costante la CO2 al fine di non far scattare automatismi che blocchino l’aumento del lavoro dei muscoli respiratori. L’andamento della respirazione è registrato da un software che fornisce le indicazioni necessarie per personalizzare quanto più l’allenamento.
Tale pratica lavora anche sulla muscolatura della schiena, migliorando la stabilità della colonna vertebrale a vantaggio della postura. «Mi ha colpito in positivo questo strumento – conclude Danese –. Sarebbe interessante introdurlo anche nell’insegnamento per far apprendere la respirazione corretta sia a chi suona uno strumento a fiato sia a chi vuole esibirsi nel canto».

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