Agosto 3, 2022

Come ritrovare l’equilibrio posturale dopo un intervento chirurgico

  • Dopo un’operazione chirurgica di tipo ortopedico, è doveroso seguire un programma di recupero fisico.
  • La motivazione della persona è indispensabile affinché il percorso di riabilitazione post intervento si riveli efficace.
  • Gradualità è la parola d’ordine per ritrovare l’equilibrio posturale: le fasi da rispettare.
  • Gli esercizi proposti dopo un intervento all’anca o alla spalla hanno sempre una precisa finalità.
  • Per un buon equilibrio posturale non va dimenticato di allenare anche la propriocezione.

Salute e improvvisazione: un binomio che non s’ha da fare

Il successo di un buon intervento chirurgico passa anche dalla riabilitazione. Per questo, non è sufficiente puntare su un bravo medico ortopedico per l’operazione, ma occorre guardare oltre per ottenere il massimo recupero. Come? Rivolgendosi a uno specialista che, in base alla zona trattata, sappia accompagnare la persona alla piena ripresa della funzionalità di questa, attuando un percorso su misura. Insomma, è bene evitare il fai da te con comportamenti errati che possono mettere a rischio il recupero fisico post operatorio. A risentirne, altrimenti, non è solo la parte del corpo interessata, che può continuare ad accusare dolori, ma anche l’equilibrio posturale. Senza un adeguato allenamento e mantenimento di questa funzione, infatti, a lungo andare si giunge ad assumere posizioni scorrette che impattano nel modo di distribuire i carichi e di disporci nello spazio.

Star meglio si può… con qualche condizione

La riabilitazione post intervento può riguardare vari tipi di articolazioni: quelle della colonna vertebrale, dell’anca, del ginocchio e del piede. Come pure quelle di spalla, gomito, polso, mano e caviglia. Ma non solo. Può riguardare anche interventi addominali o al torace comunque sia in qualsivoglia parte del corpo, determineranno una possibile reazione posturale “di difesa”, che a volte esiterà in tensioni e/o alterazioni permanenti del sistema posturale con danni di lungo termine dopo anni di inadeguato uso del corpo. 

La durata e la buona riuscita del recupero dipendono da vari fattori:

  • la sede anatomica da trattare;
  • la motivazione della persona;
  • l’età e lo stato di salute complessivo;
  • l’accuratezza della riabilitazione, così da scongiurare recidive o complicanze;
  • Il periodo di inizio della riabilitazione. Infatti, è necessario attendere che anche i tessuti, i vasi sanguigni e linfatici toccati dalla cicatrice siano guariti. 

Un fattore discriminante, poi, è la tipologia di problematica che ha portato all’intervento chirurgico. Può trattarsi, per citare qualche esempio, di una frattura scomposta, della rottura di un legamento o di una lussazione recidivante. Condizioni in grado di compromettere l’equilibrio posturale e di fronte alle quali i trattamenti conservativi, da soli, possono poco. Altrettanto accade a seguito di patologie internistiche viscerali (come all’intestino, allo stomaco, al cuore ecc). Queste, infatti, determinano una modifica del movimento e della postura per via della stretta relazioni tra gli organi in questione, il sistema fasciale e l’apparato locomotore, nonché con il sistema neurovegetativo. 

Equilibrio posturale, un obiettivo da raggiungere per gradi

Semplificando un po’, potremmo dire che un ottimale recupero post intervento dovrebbe passare attraverso quattro fasi che fanno leva su terapie mirate.

  1. La prima fase guarda alla diminuzione del dolore (o gonfiore) e dello stato infiammatorio. Di qui il ricorso a tecniche di terapia fisica come l’idrokinesiterapia, la tecarterapia e la ginnastica passiva, guidati dallo specialista con il supporto di apparecchiature idonee. Lo stesso accade se si adottano tecniche manuali quali il drenaggio linfatico, l’osteopatia viscerale e fasciale. Già un primo intervento manuale per riequilibrare il sistema posturale, riducendo le tensioni muscolari e fasciali legate al trauma ed al dolore, aiuterà a ripristinare il fisiologico ridursi dell’infiammazione e normalizzare i tessuti.
  2. Il secondo step mira al recupero della mobilità articolare. Il terapista effettua un tipo di esercizio definito “attivo assistito”, in quanto il movimento è coadiuvato e controllato dallo stesso.
  3. Il terzo passaggio consiste nel recupero della forza e della resistenza attraverso il potenziamento dei muscoli. A tal fine, corre in aiuto la terapia attiva che vede il paziente svolgere esercizi con elastici e pesi leggeri, o con attrezzi di ultima generazione.
  4. L’ultimo stadio punta a stabilizzare i risultati ottenuti per garantire la massima funzionalità articolare. Non solo: si lavora per migliorare il coordinamento motorio, l’equilibrio posturale e la propriocezione. Il tutto grazie a tecniche manuali, esercizi muscolari e attività su superfici instabili.

Anca e spalla, alcuni esempi di recupero post intervento

Ogni fase appena descritta è naturalmente adattata al singolo paziente e alla patologia di cui soffre.

Per fare qualche esempio, gli esercizi post intervento per la protesi all’anca, da effettuare sotto l’occhio vigile del terapista, mirano anzitutto a recuperare i tessuti molli, la  pelle e il muscolo; poi il secondo passaggio sarà quello di aumentare l’escursione articolare con gradualità. La riabilitazione è fondamentale altresì per imparare a camminare correttamente, non usurare precocemente la protesi e mantenere un buon equilibrio posturale. La ginnastica respiratoria, inoltre, aiuta a prevenire le complicazioni polmonari derivanti da una prolungata permanenza a letto.

Anche la riabilitazione post chirurgica della spalla merita attenzione. D’altronde, è una delle articolazioni più complesse da operare, poiché ha molti gradi di movimento, pochi legamenti che la stabilizzano e molti muscoli che ne favoriscono l’azione. Proprio per questa sua complessità anche i tempi di recupero appaiono lunghi. È necessario infatti intraprendere una riabilitazione funzionale attenta anche alla funzione propriocettiva della spalla, affinché i muscoli possano tornare a lavorare con minori attriti, più forza e una maggiore capacità di stabilizzazione della spalla stessa. Infine esercizi di mobilizzazione (passivi e attivi) specifici per tornare ad avere una piena funzionalità della spalla.

Recuperare il senso propriocettivo

Si badi, però, che l’equilibrio posturale è soprattutto una questione di propriocezione. Vale a dire di come riusciamo a percepire (in modo automatico e quindi non cosciente) e riconoscere la posizione del nostro corpo nello spazio, senza dover ricorrere alla vista. È grazie a una serie di recettori situati nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni, nel palmo delle mani e nelle piante dei piedi, infatti, che il cervello riesce ogni volta a fornire la risposta muscolare più idonea a una data situazione per dare stabilità a ogni singola articolazione sia in situazioni banali sia nei movimenti più complessi permettendo il miglior equilibrio del corpo e delle varie articolazioni. 

A seguito di un intervento chirurgico, questa capacità può risultare più o meno compromessa. Per questo è particolarmente indicata la rieducazione propriocettiva. Essa porta con sé innumerevoli vantaggi:

  • migliora la coordinazione e l’equilibrio;
  • rafforza i muscoli stabilizzatori;
  • attiva i riflessi antigravitazionali;
  • contrasta la curvatura della colonna vertebrale;
  • previene le alterazioni posturali e le cadute.

In breve, consente di tornare a compiere i movimenti della vita quotidiana con più sicurezza.

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