Gennaio 10, 2024

Claudia Maragno: dall’Italia a Capo Nord in bicicletta tandem. I rimedi all’ernia al disco

22 giorni di viaggio, 13 ore al giorno sui pedali, 4.689 km percorsi, 10 Paesi attraversati. Basterebbero questi numeri da capogiro per raccontare la grinta che ha portato la padovana Claudia Maragno fino all’estrema punta settentrionale dell’Europa in bicicletta. Ma non con una bici qualsiasi, bensì con quella più complessa da gestire: il tandem. Eppure dietro quelle grandi cifre e la particolarità del mezzo c’è molto di più. C’è una storia di sacrificio e di dolore, quello fisico che priva addirittura delle forze. All’origine vi è infatti una grave forma di ernia del disco. I rimedi che le hanno permesso di rimettersi in sella nell’arco di sei mesi sono l’esito di un protocollo creato ad hoc.
«Il Dr. Picotti ha cucito un vestito su misura per me – racconta Claudia –. Ha analizzato a fondo la mia situazione. Non solo il problema contingente che mi dava disturbo, ma anche condizioni che mi trascinavo da anni».

Dai primi dolori alla scelta del terapeuta

Riavvolgiamo il nastro al 2021, al primo incontro della nostra “ciclista per passione” con il centro Lab of Move di Verona.
«Improvvisamente un giorno, mentre salivo in bici, ho avvertito un dolore fortissimo che ha cominciato a interessare gli arti superiori al punto che non riuscivo a sollevare nulla. Un amico mi ha parlato del Dr. Picotti, il quale mi ha diagnosticato un'ernia cervicale. Non solo: all’età di 46 anni ho scoperto di avere la scoliosi».
È iniziato così un periodo di cure molto impegnativo sia per il tempo richiesto sia per la distanza.
«È stato un vero e proprio viaggio della speranza perché dovevo recarmi spesso a Verona che, per me, non è certo a due passi – continua Claudia –. Ho però fatto una scelta di fiducia verso il Dr. Picotti perché ho capito che ha tanta competenza e che mette l’anima nel suo lavoro. Lo dimostra il fatto che è riuscito a curarmi senza dover ricorrere all’intervento chirurgico».

L’infiammazione debilitante

A distanza di mesi, nel dicembre 2022, il dolore torna a farsi sentire. Stavolta in forma diversa.
«Mi sono ritrovata bloccata, priva di forze, impossibilitata a riposare bene e a stare seduta per ore. Le ripercussioni erano evidenti anche sul lavoro, di tipo sedentario, e nella guida, tant’è che per spostarmi dovevo farmi accompagnare – svela Claudia Maragno –. Ho quindi contattato il dottore che ha rilevato un’infiammazione tissutale. Di fatto, la colonna vertebrale presentava delle ernie e, inoltre, stavo perdendo muscolo».
Accertata la diagnosi, grazie anche a sofisticati test metabolico-funzionali, è cominciato l’iter per la riabilitazione dell’ernia al disco. Diversi i fronti su cui si è lavorato, secondo un programma terapeutico costruito specificamente attorno a Claudia. Un programma che ha visto la collaborazione, nel tempo, anche di professionisti vicini territorialmente all’atleta per agevolarla.

Curare l’ernia al disco con rimedi ad hoc

«Siamo subito partiti con l’ozonoterapia due volte a settimana per contrastare il dolore e favorire il riposo. Parallelamente, mi sono stati insegnati degli esercizi per riequilibrare e solo poi rinforzare la muscolatura ed è stato elaborato un piano nutrizionale per il riequilibrio sistemico» prosegue Maragno.
In una seconda fase sono state introdotte delle manipolazioni effettuate dal Dr. Picotti. Non si è trattato di interventi che fanno “scrocchiare le ossa”, assolutamente controindicati in questo caso specifico, ma di particolari stimolazioni di punti dei muscoli e zone del corpo, dove il dottore individuava i recettori nervosi. Così facendo, ha ottenuto una specie di reset del sistema posturale di Maragno, in modo da poter muovere e riabilitare meglio le sue vertebre, le articolazioni e i tessuti di tutto il corpo.
Nella terza fase si è passati alle tecniche di respirazione con gli strumenti BioTekna. Questi ultimi consentono sia di effettuare terapie di biofeedback, sia di analizzare l’attività del sistema nervoso autonomo e la variabilità della frequenza cardiaca e altri parametri complessi. Un monitoraggio che può avvenire anche a distanza.
Altrettanto utile si è rivelata la terapia del freddo per ristabilire il corretto ritmo circadiano. La doccia fredda al mattino, per esempio, ha contribuito a stimolare la termoregolazione e il sistema nervoso simpatico.

L’impegno per tornare in sella

«Di settimana in settimana notavo i progressi, la massa muscolare aumentava. Ciò grazie al programma di riabilitazione dell’ernia del disco che ha tenuto conto non solo dei miei problemi alla schiena, ma anche di altri. Quali? Una frattura scomposta alla caviglia con rottura di entrambi i legamenti, che nel 2013 aveva cambiato la mia postura, e il bruxismo», specifica Claudia.
Così, nel giro di sei mesi è arrivata la partecipazione alla North Cape 4000, con partenza da Torino.¹

«Grazie al Dr. Picotti ho realizzato un sogno. Ci è voluto molto sacrificio, ma ho ritrovato la speranza – conclude l’atleta –. Il tour, che ho fatto assieme a un amico tra luglio e agosto scorsi, si è rivelato un’esperienza straordinaria e umana al contempo. Straordinaria perché ho visto luoghi meravigliosi, umana perché per condurre un tandem ci vuole molto spirito di adattamento. La fatica, la tensione e la stanchezza possono giocare brutti scherzi. C’era il rischio di sprecare i benefici raggiunti con le terapie, ma siamo riusciti a gestire con successo la situazione. Se continuo a seguire il protocollo, chissà quali altre imprese compirò!»

NOTE

¹ North Cape 4000

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