Settembre 21, 2022

Ernia iatale: rimedi per un problema fastidioso

  • Ernia iatale e reflusso gastroesofageo non sono la stessa cosa.
  • Esistono tre tipi di ernia iatale: le differenze.
  • Cattive abitudini, ereditarietà, obesità sono alcune delle cause all’origine dell’ernia iatale.
  • Ernia iatale e alimentazione: un binomio non sempre sufficiente per curare il disturbo.
  • Lavorare sulla postura e il diaframma: perché è utile.

Quando i sintomi sono simili ma non uguali

Si chiama ernia iatale, ma per molti è sinonimo di reflusso gastroesofageo, il suo sintomo principale. Se le due condizioni vanno spesso a braccetto, è bene però non considerare l’una la causa dell’altra. Vi sono casi, infatti, in cui l’ernia iatale rimane silente anche per tutta la vita. Essa è molto più diffusa di quanto si pensi. Solo in Italia si stima ne soffra circa il 15% della popolazione. In genere, per curare questo disturbo si tende a rivedere la dieta e a correggere qualche cattiva abitudine. Tuttavia, non tutti sanno che lavorare anche sulla postura e il diaframma contribuisce a riequilibrare le varie funzionalità (digestiva, respiratoria, circolatoria e muscolare) che ruotano attorno a questo distretto corporeo. In breve: aiuta a stare meglio.

Cos’è l’ernia iatale

Facciamo un passo indietro e chiariamo cos’è l’ernia iatale. Come altri tipi di ernia, anch’essa consiste nella fuoriuscita di un organo dalla sua sede. Nella fattispecie, l’ernia iatale è la conseguenza della risalita di una parte dello stomaco nel diaframma, il muscolo che separa la cavità addominale da quella toracica, indispensabile per poter respirare. Di fatto, per fuoriuscire, lo stomaco sfrutta lo iato, ossia il foro normalmente destinato al passaggio dell’esofago.

A seconda della conformazione, si possono distinguere tre tipi di ernia iatale:

  • da scivolamento, quando a risalire è la parte di stomaco che si trova tra quest’ultimo e l'esofago, detta cardias;
  • da rotolamento, quando la parte superiore dello stomaco rimane intrappolata nella cassa toracica;
  • mista, quando presenta le caratteristiche di entrambe le forme appena descritte.

Le cause dell’ernia iatale

L’ernia iatale da scivolamento è la forma più diffusa, mentre le altre due sono piuttosto rare. In genere, è di piccole dimensioni, ma in qualche caso può interessare gran parte dello stomaco.

Tra le cause più comuni dell’ernia iatale figurano:

  • un problema congenito o ereditario che comporta una debolezza dello iato esofageo;
  • l’invecchiamento;
  • il sovrappeso e l’obesità;
  • uno sforzo fisico eccessivo e prolungato, come il sollevamento di pesi, la tosse cronica o l’andare di corpo, che favorisce l’aumento della pressione addominale.

Possono concorrere all’insorgenza dell’ernia iatale condizioni come la gravidanza, il fumo e l’uso di indumenti troppo stretti.

Dai sintomi alla dieta: alcune indicazioni

Nella maggior parte dei casi, l’ernia iatale è asintomatica. In altri, invece, possono manifestarsi:

  • reflusso gastroesofageo e bruciore di stomaco;
  • alito cattivo o senso di amaro in bocca;
  • difficoltà di deglutizione;
  • gonfiore;
  • eruttazione.

Raramente possono svilupparsi sanguinamento, anemia e asma. Non solo: la persona può avvertire dolore al petto o mancanza di respiro. Tali sintomi possono avere varie cause, pertanto è necessario rivolgersi al medico per indagarne l’origine. Tipicamente, i principali rimedi dell’ernia iatale guardano all’alimentazione. Cibi ricchi di grassi, piccanti o acidi, ma anche fritture, alcolici, tè e caffè, bevande gassate e minestre liquide vanno limitati al massimo. Meglio mangiare poco e spesso, evitando di coricarsi subito per favorire la digestione. È bene anche non piegarsi o fare esercizi addominali per non aumentare la pressione sull’addome e provocare il reflusso. A letto, infine, la testa va tenuta sollevata di una trentina di centimetri con un apposito cuscino.

Ernia iatale: i rimedi passano anche per la postura e il diaframma

Un trattamento per l’ernia iatale, ancora troppo poco esplorato, è la riabilitazione posturale e diaframmatica. Le tensioni prodotte a livello gastroesofageo, infatti, possono essere allentate rinforzando il tono muscolare dell’area interessata per migliorare la tenuta del cardias. Lavorare, poi, a livello del collo, del torace e della colonna cervicale aiuta a distendere i muscoli coinvolti nel processo di deglutizione e digestione. Il lavoro sul respiro, invece, mira a rendere più flessibile e mobile il diaframma, a vantaggio della postura e dell’attività del sistema nervoso, cardiovascolare e gastrointestinale. Tecniche diverse e manovre specifiche caratterizzano questo tipo di recupero. Solo dopo un’attenta valutazione delle condizioni del paziente da parte dello specialista si potrà scegliere quali utilizzare. Molto noti sono il metodo Souchard e il metodo Mézières, programmi di riabilitazione posturale globale che lavorano sulle tensioni muscolari e la propriocezione. Un binomio, questo, che permette di riequilibrare contemporaneamente e in maniera coordinata tutti i distretti anatomici coinvolti. Molto utile l’osteopatia viscerale che migliora il fisiologico movimento delle fasce che rivestono organi e apparati oltre a connettersi a muscoli e scheletro. O l’ossigeno/ozonoterapia che è un ottimo bio-regolatore di anomali funzionamenti dei muscoli e dei visceri. Così come l’agopuntura, che ha origini antiche ed è utile per il riequilibrio della fisiologia degli organi.

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