Marzo 6, 2024

Come si cura il morbo di Parkinson: sintomi iniziali e finali

  • I sintomi del Parkinson possono presentarsi, in maniera impercettibile, molti anni prima della diagnosi.
  • Le cause del Parkinson non sono chiare: si propende per fattori ambientali e genetici.
  • Tremore, rigidità muscolare, lentezza del movimento, problemi posturali sono i sintomi principali.
  • Alla compromissione motoria può aggiungersi una degenerazione di tipo comportamentale e cognitiva.
  • Il trattamento farmacologico deve essere accompagnato da una riabilitazione neuromotoria per scongiurare la progressione dei sintomi.

Una malattia silenziosa che parte da lontano

Tremore e lentezza nei movimenti. Sono le manifestazioni tipiche della malattia di Parkinson, o morbo di Parkinson. Stiamo parlando della seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo quella di Alzheimer¹. In genere, si manifesta attorno ai 60 anni, raramente nei più giovani, ma i suoi sintomi sono subdoli. Nascono molti anni prima della diagnosi, in modo impercettibile, finendo per progredire gradualmente e aumentare di gravità. Una cura risolutiva, ad oggi, non esiste. È possibile, tuttavia, trattare i sintomi, consentendo al paziente di condurre una vita relativamente normale, specie nelle fasi iniziali. In questo articolo vediamo come si presenta il Parkinson e la cura per rallentarne la progressione.

Le cause della malattia di Parkinson

All’origine della malattia di Parkinson vi è una degenerazione dei neuroni dopaminergici. Una situazione tale da ridurre nel cervello la presenza di dopamina, il neurotrasmettitore che controlla i movimenti. Non solo: con l’avanzare della patologia si è notato un accumulo della proteina alfa-sinucleina nelle cellule nervose che va a interferire con la funzione cerebrale.
Le cause sarebbero di natura multifattoriale, ossia dettate da componenti:

  • ambientali, come l’esposizione cronica a sostanze tossiche o metalli pesanti, una dieta ricca di grassi animali, il fumo, il contesto in cui si vive e la professione che si svolge;
  • genetiche, quindi l’ereditarietà e la mutazione di taluni geni.

Giocherebbero un ruolo anche fattori come l’età e il sesso (negli uomini il rischio di sviluppare la malattia è più alto).

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Sintomi in evoluzione

Come evidenziato, è difficile determinare con esattezza i primi sintomi del morbo di Parkinson. Questo perché l’esordio quasi non si avverte e, con l’invecchiamento, potrebbero essere confusi con quelli di altre patologie. Possiamo affermare, tuttavia, che la malattia conosce più stadi nello sviluppo della sintomatologia, stando alla classificazione di Hoehn e Yahr². Tali stadi mostrano una progressiva e invalidante compromissione delle funzioni motorie, ma anche di quelle psichiche e cognitive, con sviluppo di demenza, depressione, allucinazioni e manie.
Volendo soffermarci sulla mobilità anziché sui sintomi finali del Parkinson, quelli “non motori”, la malattia provoca:

  • tremore agli arti, in primis quelli superiori, soprattutto a riposo;
  • rigidità muscolare tale da provocare il rallentamento dei movimenti (bradicinesia);
  • alterazioni posturali;
  • problemi di equilibrio e coordinazione.

Altri sintomi del morbo di Parkinson

La rigidità dei muscoli può arrivare a impedire la deambulazione e interferire con le normali attività quotidiane. Persino abbottonarsi la camicia o alzarsi da una sedia può risultare un’impresa.
Con la progressione della malattia di Parkinson, inoltre, si riduce l’espressività del volto, rendendo difficile la deglutizione. La necessità di urinare cresce ma, al contempo, possono verificarsi problemi di minzione e di stipsi. Anche la qualità del sonno ne risente, con episodi di insonnia frequenti. Sul piano della scrittura, la grafia si rimpicciolisce e diventa tremolante (micrografia) per la difficoltà di mantenere costanti i tratti.

Parkinson: diagnosi e cura, tra farmaci e riabilitazione

La diagnosi del morbo di Parkinson inizia con l’osservazione clinica ma, grazie alle tecniche di imaging, è possibile migliorare l’accuratezza diagnostica.
Per tenere sotto controllo il Parkinson, sono necessari più trattamenti congiunti di carattere sia farmacologico sia fisioterapico. La levodopa è considerata la base della cura per cercare di riattivare una corretta funzionalità motoria. Questo in quanto va ad aumentare il livello di dopamina nel cervello. In parallelo, non deve mancare il trattamento riabilitativo. Nello specifico, gli interventi fisioterapici vertono principalmente su:

  • muscoli, articolazioni e tessuti, per rinforzarli e mantenerne la mobilità;
  • postura, per rallentare la comparsa di vizi posturali anche dolorosi;
  • coordinazione, per migliorare la funzionalità degli arti e la fluidità motoria;
  • respirazione, per ripristinare la corretta meccanica del respiro;
  • deambulazione ed equilibrio, per ridurre il rischio di cadute e riacquisire sicurezza;
  • riabilitazione neuromotoria, per mantenere allenato il sistema senso-motorio.

Queste strategie, insieme, concorrono a migliorare la qualità di vita della persona e a preservarne l’autonomia.

NOTE

¹ Per approfondire: Malattia di Parkinson, Istituto Superiore di Sanità e “Parkinsonism: onset, progression and mortality”, in Neurology.

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