Settembre 28, 2022

Riabilitazione cardiologica post operatoria: ecco cosa fare

  • Non si può dominare, ma almeno possiamo prendercene cura: perché bisogna avere a cuore il nostro cuore.
  • Dopo un intervento chirurgico al cuore è doveroso effettuare una buona riabilitazione.
  • Sono almeno tre le fasi di cui è composta la riabilitazione cardiologica post operatoria.
  • Prevenire le complicanze e consolidare la guarigione: gli obiettivi della riabilitazione.
  • Il programma di recupero prevede diversi tipi di esercizi: ecco quali.

Al cuore non si comanda… o forse sì

Ridere di cuore, avere a cuore, parlare con il cuore. In quante cose mettiamo metaforicamente il cuore. Eppure dovremmo sempre averne grande cura. È il nostro motore. Si stima che, nel corso di una vita, si contragga mediamente tre miliardi di volte. Grazie alla sua potenza, tessuti, organi e cellule rimangono vivi. Ma, perché funzioni al meglio, dobbiamo mantenerlo in salute. Per esempio, modificando lo stile di vita e i cattivi comportamenti legati a fumo, alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà. Il rischio è di sviluppare malattie cardiovascolari, come un’ischemia, l’infarto, l’angina pectoris, l’ictus. O, ancora, potrebbe essere necessario dover impiantare un bypass. In effetti, vi sono situazioni in cui la chirurgia rappresenta una concreta possibilità di salvezza. Ma cosa fare a intervento avvenuto? In questo articolo vedremo come funziona la riabilitazione cardiologica post operatoria.

Perché serve fare riabilitazione dopo un intervento chirurgico

È la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità a sottolineare l’importanza della riabilitazione cardiologica. Quest’ultima è definita come un “processo multifattoriale, attivo e dinamico” volto a:

  • ridurre il rischio di nuovi eventi cardiovascolari;
  • migliorare la qualità di vita;
  • incidere in modo positivo sulla sopravvivenza.

Di fatto si punta a un recupero globale del paziente, sotto l’aspetto clinico, funzionale e psicologico. Naturalmente, il risultato varia in base alle condizioni del singolo paziente e, quindi, ai danni riportati che possono essere limitati o estesi. Incide molto, inoltre, l’adesione del paziente al programma riabilitativo proposto. Non è escluso, infatti, che la persona decida di interrompere il trattamento.

Riabilitazione cardiologica: le linee guida

La riabilitazione cardiologica post operatoria procede per step.

Fase 1: avviene durante la fase acuta della malattia e ha come obiettivo quello di migliorare la conoscenza della malattia cardiaca sia nel paziente sia nei familiari (o caregivers) per permettere loro di affrontarla al meglio e senza pregiudizi.

Fase 2: prevede un programma strutturato e personalizzato di valutazione globale del rischio e di intervento complessivo. Comprende, tra le altre cose, l’attività fisica in ambiente ospedaliero.

Fase 3: punta a mantenere i benefici della riabilitazione costanti nel tempo, attraverso l’attività fisica in palestre o centri specializzati e il cambiamento dello stile di vita.

Gli scopi della riabilitazione cardiologica post operatoria

In fase acuta, l’intervento riabilitativo mira a prevenire le complicanze e a stabilizzare le condizioni cliniche al letto del paziente. Perciò vengono condotti esercizi respiratori e di ricondizionamento motorio, esercizi passivi, attivo-assistiti e attivi. In fase sub-acuta, invece, l’obiettivo è consolidare la guarigione e le condizioni psico-fisiche globali. Di qui la proposta di esercizi volti a migliorare la tolleranza allo sforzo fisico e la resistenza alla fatica. Si inseriscono in questo stadio gli esercizi di rieducazione respiratoria, associati ad attività di deambulazione e alla cyclette con durata e resistenza crescenti, in base alle condizioni cliniche della persona e all’età. In genere, l’anziano sopporta meno la fatica rispetto al giovane e, inoltre, il corpo può presentare delle modificazioni a livello posturale.

Riabilitazione cardiologica: gli esercizi utili

La terza fase mira a implementare le capacità acquisite attraverso esercizi, sempre personalizzati in base alle caratteristiche di ogni individuo e alle precedenti condizioni motorie o sportive:

  • endurance, per favorire l’aumento della capacità di resistenza allo sforzo fisico per tempi prolungati e con progressiva intensità tramite, per esempio, la cyclette e il tapis roulant;
  • interval training, per far lavorare alternativamente gli arti superiori e quelli inferiori. Vengono effettuati a corpo libero o con piccoli attrezzi per una decina di minuti. Seguono delle pause o il recupero attivo con esercizi più blandi. L’allenamento consente di prevenire il trofismo muscolare, vale a dire la riduzione della massa muscolare che può impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane;
  • attivi, a corpo libero o da seduti, come gli esercizi respiratori, per gli arti, di rilassamento o di stretching per eliminare le tensioni muscolari dopo l’allenamento;
  • riabilitazione propriocettivo posturale, per favorire l’ottimizzazione dei riflessi automatici dei muscoli che stabilizzano le articolazioni. Si traduce in un miglioramento dell’equilibrio, riuscendo a ridurre gli attriti tra muscoli, tendini, articolazioni e visceri. Ciò riduce il dispendio energetico e il carico di lavoro del cuore stesso.

Articoli correlati

Quanto deve essere l’ossigeno nel sangue: livello di saturazione ossigeno ottimale

Esploriamo il ruolo della saturazione di ossigeno nel sangue, i metodi di misurazione e i rischi per la salute associati a livelli non ottimali.

Cervicalgia acuta: sintomi e terapia

Verrebbe da considerarlo un normale “male al collo”. Ma se dietro a questo dolore, intenso quanto momentaneo, si celasse un problema più importante?

Esercizi per cifosi dorsale: ecco come correggerla

Guida al trattamento della cifosi dorsale: esercizi mirati per una colonna vertebrale sana e una postura corretta.

LabofMove Srl - Via Bozzini, 2 - 37135 Verona ITALY 
P.IVA 04623680230 - REA VR - 435964
Cellulare: + 39 371 413 3252
Created by Hassel.
chevron-downmenu-circlecross-circle