Giugno 14, 2024

Tendinopatia calcifica della spalla: che cos’è e come curarla

  • La tendinopatia calcifica della spalla è una condizione dolorosa caratterizzata dall’accumulo di depositi di calcio nei tendini della spalla.
  • Questa patologia rappresenta una delle cause più comuni di dolore non traumatico alla spalla e può limitare la gamma di movimento dell’articolazione.
  • Le cause che portano al deposito di calcio nei tendini non sono ancora del tutto chiare, tuttavia esistono alcuni fattori di rischio.
  • La diagnosi di questa condizione inizia con un esame fisico approfondito da parte di uno specialista, seguito da test di imaging come radiografie, ecografie dinamiche, elastosonografia o risonanza magnetica normale o dinamica.
  • Il trattamento della tendinopatia calcifica della spalla può includere terapie conservative ed esercizi di fisioterapia mirati ad alleviare il dolore e a ripristinare la funzionalità dell’articolazione.

Quell’insopportabile dolore alla spalla

Per molti, il dolore alla spalla è un fastidio persistente, un impedimento che rende difficoltose anche le azioni quotidiane più semplici. Alcuni potrebbero attribuire questo malessere a un cattivo movimento svolto o all’affaticamento dopo un’attività sportiva impegnativa. In realtà, l’insopportabile dolore potrebbe essere il sintomo di una condizione più complessa: la tendinopatia calcifica della spalla. Capire meglio questa patologia e riconoscere i sintomi è il primo passo per stabilire il trattamento più opportuno da seguire.

Che cos’è la tendinopatia calcifica della spalla 

La tendinopatia calcifica della spalla, conosciuta anche con il termine tendinite calcifica, è una condizione dolorosa che coinvolge l’accumulo di depositi di calcio nei tendini della spalla. Questi depositi, che possono variare in dimensioni e forma, si sviluppano tipicamente in uno dei tendini della cuffia dei rotatori, più frequentemente nel sovraspinato per via della sua posizione anatomica. Se la “postura” della spalla è imprecisa e scorretta, questo tendine va a sbattere o a sfregare sotto il tetto dell’acromion. Ciò può produrre una tendinite o successivamente una tendinosi cronica e, come risultato finale, la produzione della calcificazione.
Questa patologia si manifesta più frequentemente nelle donne tra i 30 e i 50 anni (70% dei casi) e rappresenta una delle cause più comuni di dolore non traumatico alla spalla. I depositi calcifici possono, infatti, causare irritazione dei tessuti circostanti e infiammazione dell’articolazione, portando non solo a limitazioni funzionali, ma anche a dolore intenso e persistente. Molto spesso l’assetto posturale scorretto porta al sovraccarico di alcuni punti dei tessuti e all’ipossia relativa (ovvero alla mancanza o alla riduzione di ossigenazione), che è fonte di dolore e lesioni successive.

Origine della patologia

Le ragioni precise che portano alla formazione dei depositi calcifici nei tendini della spalla non sono ancora del tutto note. Tuttavia, è chiara distinzione causale tra:

  • calcificazione degenerativa, associata al processo precoce di invecchiamento dei tendini, durante il quale si verificano cambiamenti strutturali che possono favorire la formazione di depositi calcifici. La calcificazione degenerativa si manifesta all’inserzione del tendine sull’osso;
  • tendinopatia calcifica, caratterizzata da un processo di metaplasia cellulare che porta alla trasformazione di alcune cellule tendinee in cellule produttrici di calcio. I depositi calcifici si sviluppano all’interno del tessuto tendineo stesso.

Cause e fattori di rischio

Nonostante l’origine della tendinite calcifica della spalla sia tuttora controversa, esistono comunque una serie di fattori di rischio che possono contribuire al manifestarsi di questa condizione dolorosa e invalidante. Nello specifico:

  • movimenti ripetitivi, cioè attività che coinvolgono sollevamento ripetitivo della spalla sopra i 90°, come gesti lavorativi o sportivi;
  • lesioni o traumi alla spalla possono danneggiare i tendini e favorire la formazione di depositi calcifici;
  • alterazioni posturali e dei riflessi propriocettivi.

Alcune patologie metaboliche, come sindromi tiroidee, diabete e disordini del metabolismo del calcio, possono anche aumentare la suscettibilità alla tendinopatia calcifica della spalla, rendendo importante considerare il contesto clinico globale nella valutazione e nella gestione di tale condizione.

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Sintomi e diagnosi

I sintomi della tendinopatia calcifica della spalla possono manifestarsi in modi diversi e variare in intensità da persona a persona. I sintomi più comuni includono:

  • dolore, sia in fase attiva sia durante il riposo notturno;
  • difficoltà del movimento;
  • rigidità articolare e restrizione nei movimenti della spalla.

La diagnosi di tendinopatia calcifica della spalla inizia con un esame fisico da parte di uno specialista, che valuta la gamma di movimento dell’articolazione, cerca segni di infiammazione e raccoglie la storia clinica del paziente. Test di imaging, come radiografie, ultrasuoni o risonanza magnetica, permettono di visualizzare i depositi calcifici e valutarne dimensione, forma e posizione all’interno dei tendini, facilitando una diagnosi accurata e la pianificazione del trattamento.

Come si cura la tendinopatia calcifica della spalla

Il trattamento di questa patologia varia a seconda della gravità dei sintomi e delle esigenze individuali del paziente. In molti casi, il primo approccio consiste in terapie conservative volte a ridurre il dolore e l’infiammazione, nonché a ripristinare la funzionalità della spalla. Va sempre fatta una valutazione posturale precisa perché la spalla, essendo l’articolazione più mobile del corpo umano, è per lo più stabilizzata dal sistema posturale che deve, quindi, lavorare in modo molto preciso per evitare gli attriti. In alcuni casi, quando le terapie conservative non sono abbastanza efficaci, può essere necessario considerare interventi più invasivi. Questi possono includere trattamenti infiltrativi intra e periarticolari con ozono medicale ripetuto più volte, non solo per ridurre o eliminare l’infiammazione, ma anche per aiutare i tessuti a riparare e a riattivare il microcircolo, che migliorerà il nutrimento dei tessuti degenerati e invecchiati. Nei casi più resistenti alle precedenti cure, si può ricorrere a infiltrazioni di corticosteroidi per ridurre l’infiammazione, ma ciò deve avvenire raramente e mai ripetutamente.
In alcuni situazioni particolari si può valutare la rimozione chirurgica dei depositi calcifici (detta decompressione subacromiale) o, in casi estremi, la chirurgia artroscopica per riparare eventuali danni ai tendini o all’articolazione della spalla acromion-claveare.

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L’importanza della fisioterapia

Per curare la tendinopatia calcifica della spalla, è fondamentale l’approccio posturale manipolativo per riequilibrare l’automatismo di posizione e stabilizzazione dinamica dell’articolazione. Risulta utile anche il trattamento osteopatico per migliorare l’azione delle fasce e della posizione della spalla. Solo in seguito si potrà fare il lavoro attivo sulla mobilità e forza dei muscoli coinvolti. Ci sono degli esercizi mirati a migliorare la forza muscolare, la flessibilità e la stabilità posturale dell’articolazione all’unisono. Non bisogna mai preoccuparsi solo della forza. Questi esercizi non solo favoriscono il recupero della funzionalità dell’articolazione, ma aiutano anche a prevenire il decondizionamento muscolare che spesso accompagna il dolore cronico alla spalla. Ad ogni modo, è fondamentale consultare un medico per una valutazione accurata e la pianificazione del trattamento più adatto a ogni singolo caso.

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